Patrocinio - Delibere

Patrocinio a spese dello Stato per le udienze di convalida ex Art. 14 D.L. 286/1998

Delibere del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati

26.05.2005

Gli articoli 80 e 81 del DPR 115/2002, così come modificati dagli articoli 1 e 2 della legge 24 febbraio 2005, n. 25, così dispongono:

Art. 80

  1. Chi è ammesso al patrocinio può nominare un difensore scelto tra gli iscritti negli elenchi degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato, “istituiti presso i consigli dell'ordine del distretto di corte di appello nel “quale ha sede il magistrato competente a conoscere del merito o il “magistrato davanti al quale pende il processo.
  2. Se procede la Corte di cassazione, il Consiglio di Stato, le sezioni “riunite o le sezioni giurisdizionali centrali presso la Corte dei conti, gli “elenchi sono quelli istituiti presso i consigli dell'ordine del distretto di “corte di appello del luogo dove ha sede il giudice che ha emesso il “provvedimento impugnato.
  3. Colui che è ammesso al patrocinio può nominare un difensore “iscritto negli elenchi degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato “scelto anche al di fuori del distretto di cui ai commi 1 e 2.

Art. 81

  1. L'elenco degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato è formato “dagli avvocati che ne fanno domanda e che siano in possesso dei “requisiti previsti dal comma 2.
  2. L'inserimento nell'elenco è deliberato dal consiglio dell'ordine, il “quale valuta la sussistenza dei seguenti requisiti e condizioni:
    • a) attitudini ed esperienza professionale specifica, distinguendo tra “processi civili, penali, amministrativi, contabili, tributari ed affari di “volontaria giurisdizione.
    • b) assenza di sanzioni disciplinari superiori all'avvertimento irrogate “nei cinque anni precedenti la domanda.
    • c) iscrizione all'Albo degli avvocati da almeno due anni.
  3. È cancellato di diritto dall'elenco l'avvocato per il quale è stata “disposta una sanzione disciplinare superiore all'avvertimento.
  4. L'elenco è rinnovato entro il 31 gennaio di ogni anno, è pubblico, e si “trova presso tutti gli uffici giudiziari situati nel territorio di ciascuna “provincia.
    Il Consiglio dell’Ordine di Torino, quale consiglio distrettuale, ha a tempo debito formato detto elenco, aggiornandolo con l’inserimento dei nuovi avvocati, che, avendo i requisiti di legge, lo hanno via via chiesto; parimenti ha disposto la cancellazione di quegli avvocati che hanno successivamente fatto richiesta in tale senso.
    L’elenco aggiornato è tenuto a disposizione degli interessati presso il Consiglio, che, con propria delibera, ne ha disposto la trasmissione agli Uffici Giudiziari del distretto con cadenza trimestrale.
    Peraltro il Consiglio provvederà al più presto alla pubblicazione dell’elenco sul proprio sito www.ordineavvocatitorino.it, onde rendere completamente pubblico l’elenco ed il suo aggiornamento in conformità

Il Consiglio, fin dall’entrata in vigore del DPR 115/2002, si è fatto carico di chiedere ai singoli avvocati di specificare quali fossero le materie in cui intendevano patrocinare (penale, civile, amministrativo, minorile, sorveglianza e così via).

Tutto ciò allo scopo precipuo di dare modo agli interessati di consultare l’elenco con garanzia di maggiore competenza del professionista prescelto o indicato.

Con la legge n. 25 del 24.2.2005, il Legislatore ha ora ribadito che i Consigli sono sempre tenuti a valutare, ai fini della iscrizione, “attitudini ed esperienza professionale”, “distinguendo tra processi civili, penali, amministrativi, contabili, tributari ed affari di volontaria giurisdizione”.

Peraltro l’Elenco è sempre unico ed identici ed unitari sono tuttora i requisiti per l’inserimento nello stesso (con la nuova

Legge è sceso da 6 a 2 anni il tempo minimo di iscrizione all’Albo professionale ed è stato chiarito che le sanzioni disciplinari ostative sono quelle superiori all’avvertimento e purché siano state irrogate nei 5 anni precedenti la domanda).

Ma poiché l’Elenco è unico, ritiene il Consiglio che la parte ammessa abbia pur sempre la facoltà di scegliere qualunque avvocato iscritto nell’Elenco, indipendentemente dalla circostanza che egli abbia indicato una diversa e specifica materia di competenza.

07.06.2004

La normativa del patrocinio a spese dello Stato nel processo civile, amministrativo e contabile prevede che in caso di condanna della parte non ammessa al patrocinio, la eventuale condanna al pagamento delle spese di lite sia pronunciata a favore dello Stato (cfr. art. 133 del D.P.R. 30.5.2002 n. 115), che, per parte sua, provvede a pagare i compensi del difensore.

Peraltro, detti compensi corrispondono non già a quelli eventualmente liquidati dal Giudice con il provvedimento che definisce il giudizio, bensì a quelli liquidati dal Giudice, con il successivo decreto previsto dall’art. 82 del D.P.R. 30.5.2002 n. 115, previo parere del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, che terrà anche conto del disposto dell’art. 130 D.P.R. 115/2002).

L’art. 134 del D.P.R. 115/2002 prevede poi che se lo Stato non recupera quanto liquidato a suo favore “e se la vittoria della causa o la composizione della lite ha messo la parte ammessa al patrocinio in condizione di poter restituire le spese erogate in suo favore, su di questa lo Stato ha diritto di rivalsa”.

La stessa norma precisa ancora che la rivalsa può essere esercitata per le spese prenotate e anticipate quando la parte ammessa “ha conseguito almeno il sestuplo delle spese”.

Ciò richiamato sul piano normativo, il Consiglio ritiene che l’avvocato della persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato, qualora si possa addivenire ad una transazione, in sede giudiziale ovvero stragiudiziale, che consenta alla persona ammessa al patrocinio stesso di realizzare un vantaggio economico debba disporre le cose in modo tale che la transazione preveda che la parte non ammessa al patrocinio a spese dello Stato, oltre ad adempiere alla obbligazione principale, paghi separatamente a) le spese prenotate a debito e quelle anticipate dallo Stato ex art. 131 D.P.R. 115/2002 b) le competenze del difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, previa loro liquidazione da parte del Consiglio dell’Ordine c) la eventuale registrazione della transazione o del verbale di conciliazione.

Tutto ciò corrisponde alla esigenza di evitare che lo Stato abbia a sostenere degli oneri, per i quali poi si dovrà rivalere nei confronti della parte ammessa al patrocinio: il tutto fermo restando che l’omessa informazione di ciò da parte dell’avvocato nei confronti del proprio cliente ben potrebbe costituire violazione di tipo deontologico e segnatamente dell’art. 40 del Codice Deontologico Forense.

17.11.2003

La normativa del patrocinio a spese dello Stato nel processo civile, amministrativo e contabile prevede che in caso di condanna della parte non ammessa al patrocinio, la eventuale condanna al pagamento delle spese di lite sia pronunciata a favore dello Stato (cfr. art. 133 del D.P.R. 30.5.2002 n. 115), che, per parte sua, provvede a pagare i compensi del difensore.

Peraltro, detti compensi corrispondono non già a quelli eventualmente liquidati dal Giudice con il provvedimento che definisce il giudizio, bensì a quelli liquidati dal Giudice, con il successivo decreto previsto dall’art. 82 del D.P.R. 30.5.2002 n. 115, previo parere del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, che terrà anche conto del disposto dell’art. 130 D.P.R. 115/2002).

L’art. 134 del D.P.R. 115/2002 prevede poi che se lo Stato non recupera quanto liquidato a suo favore “e se la vittoria della causa o la composizione della lite ha messo la parte ammessa al patrocinio in condizione di poter restituire le spese erogate in suo favore, su di questa lo Stato ha diritto di rivalsa”.

La stessa norma precisa ancora che la rivalsa può essere esercitata per le spese prenotate e anticipate quando la parte ammessa “ha conseguito almeno il sestuplo delle spese”.

Ciò richiamato sul piano normativo, il Consiglio ritiene che l’avvocato della persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato, qualora si possa addivenire ad una transazione, in sede giudiziale ovvero stragiudiziale, che consenta alla persona ammessa al patrocinio stesso di realizzare un vantaggio economico debba disporre le cose in modo tale che la transazione preveda che la parte non ammessa al patrocinio a spese dello Stato, oltre ad adempiere alla obbligazione principale, paghi separatamente a) le spese prenotate a debito e quelle anticipate dallo Stato ex art. 131 D.P.R. 115/2002 b) le competenze del difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, previa loro liquidazione da parte del Consiglio dell’Ordine c) la eventuale registrazione della transazione o del verbale di conciliazione.

Tutto ciò corrisponde alla esigenza di evitare che lo Stato abbia a sostenere degli oneri, per i quali poi si dovrà rivalere nei confronti della parte ammessa al patrocinio: il tutto fermo restando che l’omessa informazione di ciò da parte dell’avvocato nei confronti del proprio cliente ben potrebbe costituire violazione di tipo deontologico e segnatamente dell’art. 40 del Codice Deontologico Forense.

22.09.2003

Dall’esperienza del primo periodo di applicazione della normativa sul patrocinio a spese dello Stato si è rilevato che in alcune ipotesi nelle quali sussistono i presupposti per dare corso alle procedure di separazione consensuale o di divorzio congiunto è il coniuge “povero” che assume l’iniziativa e chiede di essere ammesso al beneficio.

Tutto ciò appare legittimo, anche se forse non erano queste le situazioni di difficoltà che il Legislatore intendeva tutelare: in ipotesi di accordo il coniuge “ricco” ben potrebbe e dovrebbe pagare l’unico avvocato.

A parte ciò rientra tra gli specifici doveri del difensore e corrisponde indubbiamente ad interesse generale quello di ricercare, nei limiti del possibile, la soluzione conciliativa delle vertenze.

In tale situazione e per evitare ogni possibile equivoco o tentativo di abuso, il Consiglio dispone che i provvedimenti di ammissione al beneficio per le cause di separazione e divorzio contengano uno specifico richiamo, che in linea generale può essere così sintetizzato: “Con la precisazione che l’ammissione al beneficio ha carattere del tutto “personale e non sarà estesa alla controparte, se anche sarà possibile “addivenire a separazione consensuale o ad accordo sul divorzio”.

15.09.2003

Il Consiglio intende assumere posizione circa i criteri da seguire nella liquidazione dei compensi spettanti agli avvocati che assistono i soggetti ammessi al Patrocinio a spese dello Stato nel processo civile, amministrativo, contabile e tributario.

L’art. 82 del D.P.R. 30.5.2002 n. 115 (“L’onorario e le spese spettanti al difensore sono liquidati dall’autorità giudiziaria con decreto di pagamento, osservando la tariffa professionale in modo che, in ogni caso, non risultino superiori ai valori medi delle tariffe professionali vigenti relative ad onorari, diritti ed indennità, e previo parere del Consiglio dell’Ordine, tenuto conto della natura dell’impegno professionale, in relazione all’incidenza degli atti assunti rispetto alla posizione processuale della persona difesa.”) è contenuto del Titolo I del testo legislativo denominato “Disposizioni generali sul patrocinio a spese dello Stato nel processo penale, civile, amministrativo, contabile e tributario”.
Essa rappresenta quindi la norma generale per tutte le ipotesi di patrocinio a spese dello Stato.

L’art. 130 del D.P.R. 30.5.2002 n. 115 (“Gli importi spettanti al difensore, all’ausiliario del magistrato e al consulente tecnico di parte sono ridotti della metà”) è poi contenuto nel Titolo IV denominato “Disposizioni particolari sul patrocinio a spese dello Stato nel processo civile, amministrativo, contabile e tributario”.
Si tratta quindi di norma applicabile per tutti i processi, con espressa esclusione di quello penale.

A fronte di ciò il Consiglio ritiene di enucleare i seguenti punti:

  1. Per la liquidazione degli onorari e delle competenze occorre attenersi a tutte le disposizioni della tariffa professionale – e quindi, ad esempio, senza escludere a priori la applicazione di alcun tipo di maggiorazione, quali ad esempio quella relativa alla difesa di più persone aventi la stessa posizione processuale, quella relativa ai coefficienti per le cause di particolare importanza ovvero quella relativa al rimborso forfetario delle spese generali – facendo riferimento a quanto indicato dall’art. 82 T.U. e cioè “tenuto conto della natura dell’impegno professionale, in relazione all’incidenza degli atti assunti rispetto alla posizione processuale della persona difesa”.
  2. Occorre però restare entro il limite dei “valori medi”: l’espressione usata non pare riferibile ad un semplice concetto di media matematica dei singoli scaglioni tariffari, ma piuttosto alla esigenza di utilizzare criteri medi di equità ed equilibrio nella valutazione dell’attività in concreto svolta dal difensore ed in particolare senza accontentarsi della mera rispondenza ai limiti tariffari.
  3. L’importo così determinato dovrà poi essere ridotto alla metà in ossequio a quanto disposto dall’art. 130, anche se al definitivo si scenderà al di sotto dei minimi tariffari.
    Sotto questo ultimo aspetto si ricorda che la Tariffa Forense viene deliberata dal Consiglio nazionale forense e quindi adottata con decreto del Ministro della Giustizia.
    Il Testo Unico, adottato con decreto del Presidente della Repubblica, può quindi incidere sulla materia, senza che si ponga un problema di gerarchia di fonti.
    D’altro canto, risponde alle finalità sociali dell’istituto del Patrocinio a spese dello Stato e trova puntuale riscontro in altri ordinamenti giuridici europei (ad esempio in quello francese) il fatto che in ipotesi di questo tipo, laddove chi paga è lo Stato, si riconoscano agli avvocati compensi inferiori al consueto.
  4. Le spese vive, se non prenotate a debito, dovranno essere riconosciute nel limite delle necessità di difesa e fermo restando che a sensi dell’art. 82 n. 2 non sono dovute le spese e le indennità di trasferta previste dalla tariffa professionale “nel caso in cui il difensore nominato dall’interessato sia iscritto in un elenco degli avvocati di un distretto di Corte d’Appello diverso da quello in cui ha sede il magistrato competente a conoscere del merito o il magistrato davanti al quale pende il processo”.

14.04.2003 (sostituita da delibera 23.01.2006)

E’ stata avanzata istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato in relazione ad una causa di divorzio da parte di una signora separata da tempo e che convive stabilmente con un uomo, dal quale ha avuto una figlia: la signora è disoccupata, mentre il convivente gode di un reddito superiore al limite di euro 9.296,22 previsto dall’art. 76 n. 1 del DPR 30.5.2002 n. 115.

Orbene, l’art. 76 n. 2 del T.U. stabilisce che “se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente la famiglia, compreso l’istante”, ed il problema che si pone è quello di stabilire se il convivente stabile debba essere ritenuto o meno un “familiare”.

Al riguardo, il Consiglio rileva:

  1. Laddove si usa il termine “famiglia” si fa sicuro riferimento al concetto fissato dall’art. 29 della Costituzione di “società naturale fondata sul matrimonio”, con esclusione, quindi, della semplice convivenza more uxorio.
  2. L’art. 15 ter della Legge n. 134/2001 introduttiva del patrocinio a spese dello Stato nei giudizi civili ed amministrativi, dopo avere indicato al n. 1 il limite di reddito dei 18 milioni di lire, al n. 2 così disponeva: “In caso di convivenza, il reddito ai fini del presente articolo è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente del nucleo stabilmente convivente”.
    C’è stato quindi uno specifico cambiamento nel senso che nel T.U. non si fa più riferimento alla somma dei redditi prodotti dai componenti “del nucleo stabilmente convivente”, bensì alla somma di quelli prodotti “da ogni componente della famiglia”.
    La nuova formulazione usata evidenzia quindi che il legislatore ha inteso tornare al concetto tradizionale di famiglia, basato sul matrimonio, e la modifica pare escludere ogni possibilità di interpretazione analogica.
  3. La convivenza more uxorio è fattispecie pacificamente riconosciuta, ma la Corte Costituzionale, a fronte di varie eccezioni di incostituzionalità mosse nei confronti di varie norme per preteso contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione rispetto all’istituto del matrimonio, le ha costantemente ritenute infondate, chiarendo in particolare che “la convivenza more uxorio rappresenta l’effetto di una scelta di libertà dalle regole costruite dal legislatore per il matrimonio, donde l’impossibilità, pena la violazione della libera determinazione delle parti, di estendere alla famiglia di fatto, per la diversità delle situazioni raffrontate, le regole anche processuali connesse all’istituto matrimoniale” (cfr. Corte Costituzionale 13.5.1998 n. 166)
  4. In effetti, nell’ambito della famiglia di fatto non sussistono doveri reciproci di mantenimento e solidarietà, tanto che, al più, si parla di obbligazioni naturali e, come tali, non coercibili.
    Tutto ciò premesso, il Consiglio ritiene di attenersi al principio che, ai sensi dell’art. 76 n. 2 del DPR 30.5.2002 n. 115, il reddito del convivente stabile non deve essere sommato per il calcolo del reddito ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

Delibera 23.01.2006

Con delibera 14.4.2003 il Consiglio aveva assunto posizione circa la interpretazione dell’art. 76 del DPR 30.5.2002 n. 115 ed aveva ritenuto che si dovesse fare riferimento alla sola famiglia legale, con esclusione della convivenza more uxorio.
Senonchè la IV Sezione Penale della Corte di Cassazione – con sentenza n. 109 depositata il 5.1.2006 – è andata di diverso avviso ed ha ritenuto che la norma in questione debba essere interpretata “nel senso dell’equiparazione della convivenza coniugale alla convivenza more uxorio”.
Il Consiglio non mancherà di uniformarsi a tale indirizzo.

17.03.2003

Richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato da parte dello straniero che chiede il riconoscimento dello status di “rifugiato”.

*****

L’art. 119 del DPR 30.5.2002 n. 115 dispone che “Il trattamento previsto per il cittadino italiano è assicurato allo straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del processo da instaurare”.

Orbene coloro che entrano clandestinamente in Italia e poi si presentano all’Autorità di P.S. ottengono un permesso di soggiorno per motivi di attesa riconoscimento dello status di rifugiato: detto permesso è obbligatoriamente rinnovato fino alla decisione della Commissione Centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato, ma non consente di svolgere attività lavorativa.

In caso di provvedimento negativo della Commissione, la Questura dispone la revoca del permesso di soggiorno.
Esiste la possibilità di ricorrere al Tribunale Ordinario per ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra del 28.7.1951, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 722/54, (cfr. sul punto sentenza Cass. Civ. S.U. n. 907 del 17.12.1999 sulla competenza e nel merito sentenza n. 7817 del 26.9.2002 del Tribunale di Torino, sezione I, dott. Giusta).

E poiché i soggetti sono nel caso effettivamente titolari di un regolare permesso di soggiorno, sia pure senza la possibilità di lavorare, si deve ritenere sussistente il presupposto richiesto dall’art. 119 DPR 115/2002.
L’art. 79 n. 2 del DPR 115/2002 dispone poi che per i redditi prodotti all’estero il cittadino di Stati non appartenenti all’Unione europea deve corredare l’istanza con “una certificazione dell’autorità consolare competente, che attesta la veridicità di quanto in essa indicato”.

Senonchè, nei casi di richiesta del riconoscimento dello stato di rifugiato, l’interessato – fuggito dal proprio paese – si trova nella impossibilità di procurarsi detta certificazione dalla autorità consolare ed in tale caso ben potrà sostituirla “con una dichiarazione sostitutiva di certificazione” a sensi dell’art. 94 n. 2 del DPR 115/2002.
Detta norma è invero contenuta del Titolo II dello stesso DPR, che è relativo al processo penale: si ritiene peraltro che esso deve trovare generale applicazione, facendo – come visto – specifico riferimento all’art. 79, che precisa il “contenuto dell’istanza”sia in ambito civile, che penale.

Si tratta poi nel caso specifico di diritti fondamentali ed inviolabili, per i quali non è consentita alcuna limitazione o differenza di trattamento, a seconda che si curino azioni in sede penale o civile.

Gli avvocati dovranno peraltro tenere sempre presente:

  1. che la ammissione al patrocinio a spese dello Stato è fatta dal Consiglio in via anticipata e provvisoria a sensi dell’art. 126 del DPR 115/2002.
  2. che spetta agli avvocati – come in tutti gli incarichi professionali – di svolgere ogni necessario e più approfondito controllo sulla effettiva possibilità di dare corso all’azione secondo la richiesta dell’interessato, con obbligo, in caso di esito negativo, di dare subito comunicazione al Consiglio.
  3. che il provvedimento di ammissione è suscettibile di revoca da parte del magistrato nelle ipotesi di cui all’art. 136 dello stesso DPR, con tutte le conseguenze ivi previste.

23.09.2002

Il Consiglio si trova ad affrontare il problema relativo alla interpretazione della normativa del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti dopo l’entrata in vigore del DPR 30.5.2002 n. 115 - Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia.

Il provvedimento è stato emesso in forza della Legge 8.3.1999 n. 50, così come modificata dalla Legge 24.11.2000 n. 340, e può quindi comprendere “in un unico contesto e con le opportune evidenziazioni, le disposizioni legislative e regolamentari” (cfr. art. 7)

Preliminarmente si rileva:

  1. Nella compilazione dei testi unici occorre attenersi ai criteri e principi direttivi imposti dalla suddetta legge n. 50/1999 e così:
    • a) Delegificazione delle norme di legge concernenti gli aspetti “organizzativi e procedimentali, secondo i criteri previsti dall’art. 20 “della Legge 15.3.1997 n. 59 e successive modificazioni;
    • b) Puntuale individuazione del testo vigente delle norme;
    • c) Esplicita indicazione delle norme abrogate, anche implicitamente da “successive disposizioni;
    • d) Coordinamento formale del testo delle disposizioni vigenti “apportando, nei limiti di detto coordinamento, le modifiche necessarie “per garantire la coerenza logica e sistematica della normativa anche al “fine di adeguare e semplificare il linguaggio normativo;
    • e) Esplicita indicazione delle disposizioni, non inserite nel testo unico, “che restano comunque in vigore;
    • f) Esplicita abrogazione di tutte le rimanenti disposizioni, “non richiamate, che regolano la materia oggetto di delegificazione con “espressa indicazione delle stesse in apposito allegato al testo unico.”

    In tale situazione attraverso il testo unico si può disporre la abrogazione delle “disposizioni, non richiamate che regolano la materia oggetto di delegificazione” (cfr. suddetta lett. f), mentre per quanto riguarda la normativa ordinaria esso mira unicamente alla “puntuale individuazione del testo vigente delle norme” (cfr. suddetta lett. b).
    Conferma di carenza di potere per il testo unico di disporre l’abrogazione delle norme primarie si ha dal fatto che esso deve indicare esplicitamente le “norme abrogate, anche implicitamente, da successive disposizioni” (cfr. suddetta lett. c).

  2. D’altro canto, prendendo in esame la relazione illustrativa del testo unico, - Parte III – Patrocinio a spese dello Stato –, si legge che “Nel “rispetto dei limiti imposti dalla delega legislativa, il testo unico ha “proceduto ad un riordino e coordinamento formale, trattandosi di norme “di rango primario non attinenti ad aspetti procedimentali ed “organizzativi”.
    E poi ancora “sono stati eliminati dei refusi attribuibili alla “tecnica della novella utilizzata dalla Legge n. 134/2001; si è data alla “materia una nuova impostazione sistematica in modo da distinguere le “norme comuni a tutti i processi da quelle particolari, rispettivamente “riferite al solo processo penale o agli altri processi”.
  3. L’art. 299 del testo unico ha dichiarato la abrogazione – tra l’altro – della Legge 29.3.2001 n. 134 con esclusione degli artt. 19, 20 e 22 e della Legge 30.7.1990 n. 217, come modificata dalla Legge 28.3.2001 n. 134: il tutto sotto la voce “Abrogazione di norme primarie”.
    Il testo unico ha quindi dichiarato abrogati, per quel che qui interessa, l’art. 9 della legge 30.7.1990 n. 217 (“chi è ammesso al patrocinio a spese dello Stato può nominare un difensore scelto tra gli iscritti ad uno degli Albi degli Avvocati e Procuratori del distretto di Corte d’Appello nel quale ha sede il giudice davanti al quale pende il procedimento”) e l’art. 15 duodecies della legge 30.7.1990 n. 217 così come modificato dall’art. 13 della legge 29.3.2001 n. 134 (“chi è ammesso al patrocinio a spese dello Stato può nominare un difensore scelto tra gli iscritti ad uno degli Albi degli avvocati”).
  4. L’art. 80 del testo unico dispone che “chi è ammesso al patrocinio può nominare un difensore scelto tra gli iscritti negli elenchi degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato, istituiti presso i Consigli dell’Ordine del distretto di Corte d’Appello nel quale ha sede il Magistrato competente a conoscere del merito o il Magistrato davanti al quale pende il processo”.
  5. Gli elenchi degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato istituiti presso i Consigli degli Ordini sono formati da chi ne faccia domanda e sia in possesso dei requisiti previsti dalla legge.
    Essi rispondono all’esigenza di consentire ai non abbienti che ne facciano richiesta di sapere quali sono gli avvocati che, oltre ad avere i requisiti fissati dalla legge e certificati dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati competente, siano disposti ad offrire la propria assistenza a chi sia stato ammesso al patrocinio a spese dello stato.
    Fatte queste premesse, il problema interpretativo che qui interessa è quello di stabilire se si possa accedere al patrocinio a spese dello stato anche nel caso in cui la parte abbia provveduto a nominare un avvocato non iscritto nell’elenco di cui all’art. 80 del testo unico.

Il Consiglio ritiene di dare risposta positiva al quesito sulla base delle seguenti considerazioni:

  1. La legge n. 50/1999 (e successive modifiche) consente all’esecutivo di riordinare le norme legislative e regolamentari, che disciplinano determinate fattispecie e materie, e la dottrina maggioritaria, pur nella sommarietà del disposto legislativo, ha ritenuto di collocare i testi unici nel sistema delle fonti tra gli atti di “natura mista” e cioè in parte legislativa ed in parte regolamentare.
    Peraltro, la potestà legislativa – delegata – non è comunque piena, ma limitata al coordinamento delle fonti primarie (“apportando, nei limiti di detto coordinamento, le modifiche necessarie per garantire la coerenza logica e sistematica della normativa anche al fine di adeguare e semplificare il linguaggio normativo” - art. 7 n. 2 lett. d della legge).
    Nel nostro caso la relazione illustrativa ha espressamente richiamato i suddetti “limiti”, mentre il testo unico ha a sua volta espressamente richiamato l’art. 7 della legge 8.3.1999 n. 50, come modificato dall’art. 1, comma 6, lettere d) ed e), della legge 24.11.2000 n. 340, quale fonte del suo potere e quindi, a fronte di ogni dubbio interpretativo, non si può non dare la preferenza ad una lettura della norma conforme alla effettiva operatività dei limiti, piuttosto che ad una lettura che sia in contrasto con l’esistenza dei limiti stessi.
  2. Nell’art. 80 del testo unico sta scritto che il cittadino “può nominare” e non “deve nominare” o, piuttosto, “nomina” e ciò lascia spazio ad una interpretazione della norma nel senso di individuare una facoltà per il cittadino di scegliere il difensore negli elenchi degli avvocati per il patrocinio a spese dello stato tenuti presso i Consigli degli Ordini senza peraltro vietare, ai fini della ammissione al patrocinio a spese dello stato, la nomina di un avvocato non iscritto in detti elenchi.

Tale interpretazione – oltre ad essere l’unica conforme alla relazione illustrativa del testo unico, laddove, a proposito delle leggi sul patrocinio a carico della Stato, si è affermato che “sono stati eliminati dei refusi attribuibili alla tecnica della novella utilizzata dalla Legge n. 134/2001” - salva il principio secondo il quale il cittadino ha la facoltà di scegliere un avvocato tra quelli regolarmente iscritti negli Albi, principio che trova fondamento nell’art. 24 della nostra Costituzione e nell’art. 6 comma 3 lettera C) della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo ed è stato ribadito e confermato da due successive leggi dello Stato e cioè dalla Legge 30.7.1990 n. 217 e dalla Legge 29.3.2001 n. 134.

Detta interpretazione è altresì rispettosa del rapporto fiduciario tra il cittadino ed il suo difensore di fiducia eventualmente non iscritto nell’elenco ed evita anche non giustificabili distorsioni.

Si pensi al caso in cui la possibilità di essere ammesso al patrocinio a spese dello stato sorga per un cittadino in corso di giudizio ovvero in grado di appello: secondo la diversa interpretazione il difensore non iscritto nell’elenco dovrebbe essere revocato e sostituito nel corso del giudizio.

Ciò premesso, il Consiglio conferma la deliberazione presa a maggioranza alla riunione del 30 luglio 2002 e cioè che si possa accedere al patrocinio a spese dello stato anche nel caso in cui la parte abbia provveduto a nominare un avvocato non iscritto nell’elenco di cui all’art. 80 T.U. 30 maggio 2002 n. 115.

Peraltro, per doverosa cautela anche nei confronti degli iscritti, dispone che le comunicazioni di ammissione al patrocinio contengano espresso avvertimento che l’ammissione stessa è fatta dal Consiglio in via anticipata e provvisoria a sensi dell’art. 126 T.U. e che il relativo provvedimento è suscettibile di revoca da parte del magistrato nelle ipotesi di cui all’art. 136 T.U.

Atti del Convegno del 7.3.2003

Estensione del patrocinio a spese dello Stato ai giudizi civili, amministrativi e tributari: un nuovo scenario per la realizzazione del diritto di difesa dei non abbienti. Compiti dell'Ordine, deontologia del difensore

Avv. Antonio Rossomando
L'impegno del Consiglio dell'Ordine di Torino per la realizzazione della riforma

Avv. Augusto Fierro
L'organizzazione dello sportello di consulenza al pubblico, criteri di formazione degli elenchi dei difensori, il lavoro della Commissione

Avv. Michele Carpano
Valutazione del "fumus" della domanda ed obblighi deontologici del difensore del non abbiente.

Avv. Roberto Lamacchia
Requisiti per l'iscrizione all'elenco dei difensori

Avv.ti Cristiano De Filippi  e Antonio Luongo
I soggetti aventi diritto, la questione degli stranieri, le modalità di nomina del difensore, criteri di indicazione da parte della Commissione, modalità di anticipazione delle spese da parte dell'Erario, onorari del difensore, indennità.

Avv. Alberto Del Noce
Effetti dell'ammissione al patrocinio, revoca dell'ammissione e sue conseguenze, spese di soccombenza.

Avv. Domenico Sorrentino
Casi dubbi di competenza territoriale dell'Ordine.

Avv.ti Giorgio Faccio, Lorenzo Imperato, Maria Grazia Pellerino
Problematica convivenza tra difesa d'ufficio e patrocinio a spese dello Stato nel settore penale, il recupero degli onorari del difensore d'ufficio, la giurisprudenza sulla 217/90.

Avv. Luciana Guerci
Il patrocinio a spese dello Stato e la difesa d'ufficio nei giudizi avanti il tribunale per i minorenni.